La nascita di nuovi cuccioli è sicuramente uno dei momenti più belli che possiamo condividere con i nostri Bouledogue, l’emozione che suscita è unica.

Per poter vivere al meglio questo momento, è di fondamentale importanza avere delle conoscenze di base su come comportarsi e su ciò che accade prima, durante e dopo questo evento; infatti, se questo è vero in generale per tutte le razze, lo è ancora di più per chi possiede un Bouledogue Francese che, a causa della sua conformazione, può avere diverse difficoltà proprio a livello riproduttivo.

Ciclo riproduttivo

L’inizio dell’attività riproduttiva della femmina avviene con il primo calore, la cui comparsa può variare dai 6 ai 12 mesi d’età, con un intervallo tra i diversi calori di solito di 5-8 mesi; come indicazione generale però si tende a far fare la prima cucciolata dal terzo calore in poi, in modo tale da permettere un più corretto e completo sviluppo della femmina.

Il ciclo riproduttivo della femmina (ciclo estrale) viene suddiviso in 4 fasi, in base al comportamento e alle variazioni anatomico-ormonali che le caratterizzano:

  • Proestro: la femmina inizia ad attrarre i maschi, ma rifiuta sempre l’accoppiamento. Può essere più nervosa e a volte marca il territorio con le urine. La vulva aumenta più o meno vistosamente di volume e si arrossa. Segno caratteristico, anche se non sempre presente, è la comparsa di una perdita rossastra di siero e sangue dalla vulva. La sua durata media è di 9 giorni.
  • Estro: è la fase in cui la femmina accetta l’accoppiamento con il maschio, ma non corrisponde per tutta la sua durata alla fase fertile. Il maschio viene attratto maggiormente dal rilascio di particolari feromoni con le urine. Durante questa fase avviene l’ovulazione, in media verso il 3-4 giorno dal suo inizio, e spesso le perdite ematiche diminuiscono fino in alcuni casi a scomparire del tutto, per poi ripresentarsi negli ultimi giorni (ci sono cagne che presentano scolo vulvare durante tutto il ciclo estrale). La sua durata media è di 9 giorni.
  • Diestro: è la fase in cui la femmina non accetta più l’accoppiamento, nella quale la femmina porterà avanti l’eventuale gravidanza. La sua durata è di circa 2 mesi, che sia avvenuto l’accoppiamento o meno.
  • Anestro: è la fase tra un calore e il successivo in cui l’attività sessuale è in completo riposo, sia dal punto di vista comportamentale che da quello ormonale ( permane una produzione ormonale a valori basali).

Quello appena illustrato è lo schema generale con cui di solito si susseguono i cicli estrali. Se questo schema può essere adattato alla maggior parte delle cagne, non può essere però preso in senso assoluto perché alcune femmine possono distanziarsi da esso anche in maniera notevole; ci sono infatti femmine che ovulano dopo 3 giorni dall’inizio del proestro ed altre che ovulano 10 giorni dall’inizio dell’estro. Risulta quindi importante, soprattutto se si vuole avere una maggiore probabilità di successo al momento dell’accoppiamento, monitorare l’andamento del ciclo estrale in maniera da poter stabilire con una certa attendibilità il momento esatto dell’ovulazione e, di conseguenza il momento migliore per l’accoppiamento. I metodi più usati per praticità e attendibilità sono l’esame citologico dello striscio vaginale e il dosaggio del progesterone: il primo viene fatto per valutare, in base al cambiamento della popolazione cellulare della mucosa vaginale, il passaggio da una all’altra delle diverse fasi del ciclo estrale; il secondo viene fatto per stimare più o meno accuratamente il giorno esatto dell’ovulazione o comunque il periodo migliore dell’accoppiamento. Esistono anche altre metodiche che possono essere utilizzate, ma solitamente queste due se eseguite in maniera corretta sono sufficienti a monitorare con esattezza il calore nella maggior parte delle femmine.

Gravidanza

Comunemente viene detto che la durata della gravidanza nel cane è di circa 63 giorni (62-64); molto spesso capita invece di osservare una durata della gestazione lontana da questo range anche piuttosto nettamente. In realtà tutto dipende da che momento viene preso in considerazione come giorno 0 della gravidanza: infatti 63 sono i giorni che normalmente dura se consideriamo il giorno 0 quello in cui avviene l’ovulazione, mentre sono 56-58 dal primo giorno del diestro citologico e addirittura può essere 57-72 giorni se considerato un singolo accoppiamento senza altri riferimenti. In pratica è l’ovulazione che determina la durata della gravidanza, quindi: se l’accoppiamento avviene prima di tale evento, la gravidanza durerà più di 63 giorni, se avviene dopo tale evento, durerà meno. E’ quindi importante tenere presente queste considerazioni per poter eventualmente parlare di parto prematuro o ritardato; senza un riferimento certo è difficile fare una previsione esatta, il giorno dell’accoppiamento non può essere preso in considerazione come giorno 0 senza altri dati a supporto, è solo una stima.

Per quanto riguarda la diagnosi di gravidanza, esistono vari metodi più o meno attendibili. Innanzi tutto va detto che non esistono ancora test diagnostici precoci da effettuare sul sangue che siano attendibili; il dosaggio del progesterone del resto è del tutto inutile perché ha più o meno lo stesso valore in cagne gravide e non. Il metodo sicuramente più attendibile e precoce è l’esame ecografico che, con un buon ecografo ed ecografista, può in certi casi diagnosticare la presenza di vescicole embrionali già dal 16° giorno di gravidanza; solitamente come prassi viene effettuata tra il 20° e il 30° giorno. Con l’esame ecografico, in base alla formazione delle diverse strutture fetali nell’arco della gestazione, o facendo delle particolari misurazioni, spesso però troppo indaginose all’atto pratico, può fornire una stima abbastanza attendibile del giorno di gravidanza in cui la femmina si trova. Più o meno in questo stesso periodo può essere fatta diagnosi mediante palpazione addominale, anche se, vista la conformazione del Bouledogue, non sempre si riescono a sentire le vescicole embrionali. Una diagnosi più tardiva può essere fatta a partire dal 45° giorno circa di gravidanza eseguendo una radiografia addominale, la quale ha l’innegabile vantaggio di essere l’unico metodo in grado di poter determinare con esattezza il numero di feti.

Parto

Come detto precedentemente, il parto avviene circa 63 giorni dal momento dell’ovulazione. Solitamente nel Bouledogue il parto viene fatto tramite taglio cesareo, perché il rischio di distocia è molto elevato, con la possibilità di perdita in casi estremi sia dei cuccioli che della madre. L’intervento chirurgico, soprattutto quando programmato per tempo, è privo di particolari rischi, se non quelli legati all’anestesia, ed è quindi probabilmente la soluzione migliore. Prima di fare una scelta è comunque sempre bene chiedere il consiglio del proprio veterinario, che caso per caso può valutare per una scelta o per l’altra.

Il problema principale legato a questa razza è quello che spesso i cuccioli hanno dimensioni uguali o maggiori di quelle del canale del parto e quindi la madre ha difficoltà o non può proprio farli uscire per via naturale; questo è ancora più vero quando la gestazione è di pochi feti, che di solito raggiungono dimensioni maggiori alla nascita rispetto a gravidanze con numerosi feti.

Con l’avvicinarsi del momento del parto si può osservare il rilassamento della muscolatura addominale e a volte il gemizio di colostro dalle mammelle. Il segno più importante e attendibile è pero l’abbassamento della temperatura rettale, con andamento fluttuante, inizialmente in maniera moderata e poi sempre più intensa; dall’ultimo abbassamento (fino a 36°c) passano circa 12- 24 ore dall’inizio del parto. Il parto può essere diviso clinicamente in tre fasi, con le ultime due che si ripetono per ogni cucciolo che nasce.

  • Prima fase: dura di solito 6-12 ore. E’ la fase in cui avviene l’apertura della cervice e in cui iniziano le contrazioni uterine, ma non ancora quelle addominali. Di solito la cagna è agitata, non trova una posizione comoda per riposarsi, spesso scava con le zampe, si guarda l’addome al momento delle contrazioni, ansima, a volte vomita.
  • Seconda fase: dura di solito 3-12 ore ma può arrivare anche a 24 o più. Il primo feto raggiunge il canale pelvico e a questo punto iniziano anche le contrazioni addominali. All’ingresso del canale di solito si assiste alla rottura del sacco allanto-corionico con la fuoriuscita di liquido abbastanza limpido dalla vulva. Il feto di solito esce avvolto dalla membrana amniotica che la madre rompe con i denti liberandolo dal suo contenuto liquido così da poter respirare e, mordendolo, taglia anche il cordone ombelicale. Alcune femmine non fanno tutto questo e devono essere aiutate. Dalla rottura delle acque alla fuoriuscita del feto non passano di solito più di 4 ore.
  • Terza fase: consiste nell’espulsione della placenta dopo ogni feto, di solito entro 15 minuti. Non di rado si assiste alla nascita di più feti senza la fuoriuscita delle relative placente, che vengono espulse successivamente. Contrariamente a quanto molta gente pensi, è fortemente sconsigliato far mangiare le placente alla madre dato che, non solo non favorisce la montata lattea, ma anzi può indurre vomito e diarrea; per motivi per così dire “etologici” si può permettere al massimo l’ingestione di 1-2 placente, anche se, torno a ripetere, non ce n’è alcuna necessità. La perdita di materiale fluido dalla vulva (lochiazione), di colore nero-verdastro può proseguire per 3 settimane o più; va controllato che questo materiale non assuma colori od odori anomali, il che può indicare la comparsa di infezioni.

Cure neonatali

Alla nascita la madre deve compiere alcune attività fondamentali per la sopravvivenza dei cuccioli: leccare via da naso e bocca le membrane fetali, leccare i cuccioli per mantenere la temperatura corporea sufficientemente alta, recidere il cordone ombelicale, incoraggiare i cuccioli ad attaccarsi alle mammelle. Se anche uno solo di questi compiti non viene svolto deve essere fatto dal proprietario. E’ importantissimo che tutti i cuccioli inizino da subito ad alimentarsi perché le loro riserve energetiche sono veramente esigue ed inoltre perché hanno difficoltà a regolare la propria temperatura corporea. Alla nascita va controllata la conformazione di palato e labbra per escludere la presenza di palatoschisi (non unione della volta del palato) o di cheiloschisi (labbro leporino); questi sono gravi difetti che possono impedire al cucciolo di assumere il latte della madre. Nelle primissime ore dopo la nascita le mammelle secernono il colostro, un latte speciale ricco di anticorpi che formeranno le difese immunitarie dei cuccioli fino al momento della prime vaccinazioni; per questo motivo vanno fatti attaccare da subito i cuccioli, dato che l’assunzione di anticorpi avviene solo nelle prime ore. Il colostro inoltre svolge l’importante funzione di favorire l’espulsione del meconio, le prime feci dei cuccioli. La temperatura ambientale dovrebbe essere mantenuta a 30-33°c per poi scendere nei giorni successivi a 26-30°c. Un cucciolo in salute aumenta il proprio peso corporeo del 5-10% al giorno; è importante quindi monitorare il peso dei cuccioli per controllarne l’andamento. A volte la madre rifiuta uno o più dei cuccioli, più spesso quando il parto è avvenuto per taglio cesareo; di solito se tranquillizzata e fatta socializzare con i cuccioli in presenza del padrone nel giro di pochi giorni il problema si risolve. Nell’attesa che questo accada, e soprattutto se la madre non dovesse mai accettarli, i cuccioli devono essere alimentati ogni 2 ore, giorno e notte, possibilmente attaccandoli noi alle mammelle della madre o in alternativa con latte in polvere del commercio.

Inizialmente la madre lecca l’area perineale dei cuccioli per stimolarne l’orinazione e la defecazione; a 2-3 settimane d’età i neonati iniziano ad urinare e defecare spontaneamente.

Molta attenzione deve essere posta sulla sistemazione dei cuccioli e della madre durante le prime settimane di vita; come già detto deve essere un luogo tranquillo e caldo, privo di correnti d’aria, facile da pulire. Soprattutto nelle femmine che sono al primo parto c’è il rischio dovuto all’inesperienza che i cuccioli appena nati vengano schiacciati. Per questo motivo sono state studiate delle strutture apposite che creando una via di fuga accessibile solo ai cuccioli, impediscono che vengano schiacciati dalla madre; in ogni caso soprattutto i primi giorni è opportuno osservare il comportamento della madre per eventualmente cambiare la tipologia di sistemazione della “sala parto”. Lo svezzamento dei cuccioli deve avvenire in maniera graduale a partire dai 25-30 giorni di età, somministrando un alimento da cucciolo più volte al giorno. E’ importantissimo dare inizialmente delle dosi molto piccole perché l’apparato gastroenterico dei cuccioli deve per così dire “adattarsi” al nuovo alimento, dato che inizialmente non è in grado di digerirlo e assimilarlo in maniera corretta. E’ consigliabile usare un alimento del commercio, sia umido che secco, proprio perché sicuramente più bilanciato e più adatto rispetto ad una dieta casalinga soprattutto in queste fasi così delicate.