In Europa il Bouledogue Francese si è diffuso in tutti i paesi, tra i quali hanno ottenuto ottimi risultati, naturalmente oltre alla Francia, quelli Nordici, l’Italia, la Germania e i Paesi Bassi, che hanno prodotto e producono eccellenti esemplari. In Italia il primo Bouledogue Francese fu importato dal Marchese de Mari, il quale, nel 1911, incaricò il grande cinologo italiano Giuseppe Solaro di procurargli un esemplare di qualità. Il soggetto importato dal Solaro nel nostro Paese da Parigi si chiamava Chiquito, era di proprietà di un lampionaio parigino, e divenne il primo campione italiano della razza, ma non lasciò discendenza.

Sempre prima della Seconda Guerra Mondiale, iniziarono ad allevare Bouledogue Francesi due illustri cinofili: il dottor Ernesto Tron, con l’affisso di Val San Martino, e il grande scrittore Pietro Scanziani, con l’affisso di Villanova. Altri alllevatori di quell’epoca furono Del Saz, che produsse begli esemplari con l’affisso della Perla Nera, come ad esempio il campione Idalgo della Perla Nera.

Il signor Sacchetti e il signor Bonora, il quale allevò con l’affisso di Villarosa. Anche se – come ha riferito Pietro Scanziani che proprio nel 1932 ebbe il suo primo Bouledogue Francese di nome Lady, agli inizi degli anni trenta la razza era completamente sconosciuta alla gente del nostro paese negli anno seguenti si iniziò a vedere qualche buon esemplare, e alcuni privati, oltre agli agli allevatori, portavano i loro soggetti alle esposizioni, tanto che gli anni tra il 1933 e il 1938 possono essere considerati un periodo d’oro per il Bouledogue Francese da noi.

Restando a Pietro Scanziani, ecco un fatto accadutogli. Una notte del maggio 1936, mentre era in viaggio su un treno, ebbe un emorragia dovuta ad un’ulcera duodenale. Era con lui il suo Bouledogue Francese prediletto: Conte di Villanova; così Scanziani in “Viaggio intorno al Molosso” racconta l’episodio,: “Conte di Villanova, un Bouledogue Francese, era con me la notte in cui morivo dissanguato per emorragia interna. Mi guardava come se lo sapesse, forse lo sapeva, mi leccava la mano gelida, era l’unica presenza in quella solitudine in cui me ne morivo stilla a stilla. Guarito, fui costretto a venderlo”. Scanziani allevò dei soggetti molto belli, tra i quali si ricordano Lady di Villanova, Figaro di Villanova, Duca di Villanova, Conte di Villanova e Folletto di Villanova.

Negli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale fu fondato anche un Club per la tutela del Bouledogue Francese, che nel periodo bellico cessò l’attività e non fu più ricostituito. Per curiosità, riporto che nel 1950, all’esposizione tenutasi al Giardino del Lago di Roma, la signora Amabile Fasolini Marcus, di Roma, presentò due splendidi soggetti: il maschio caille Till (LOI59047), che risultò vincitore, battendo il pur bellissimo Stromboli, e la femmina, anche lei di colore caille Michetta, che superò l’eccellente Suzy. Era l’epoca in cui lo scrittore Ezio d’Errico dedicò un libro appena scritto al suo Bouledogue Francese, e l’attrice Silvana Jachino appariva in pubblico accompagnata sempre dal suo Bouledogue Francese. Dello stesso periodo è la bella Josette della signora Maretta Menna di Roma.

Dopo il Secondo Conflitto Mondiale, la razza decadde, e solo da un decennio è ritornata a calcare i ring italiani con sempre crescente interesse da parte del pubblico e di nuovi entusiasti allevatori. Nel 1968, ad esempio, i Bouledogue Francesi iscritti ai Libri Genealogici Italiani furono solo otto, e undici nel 1969. Intorno al 1970 cominciarono ad apparire esemplari italiani alle esposizioni, tra i quali un bel Bouledogue Francese di nome Bjorn, allevato dallo svedese Rasmussen e di proprietà di Umberto Cuomo, e qualche altro raro soggetto del signor Galimberti di Lugano, che allevava anche Bulldog inglesi; ma la razza in quegli anni era rarissima, tanto che nel 1970, vi fu una sola iscrizione ai Libri Genealogici Italiani, e lo stesso nel 1971. Nel 1972 le iscrizioni furono dieci, nel 1973 quattordici, e 25 nel 1974, con un numero sempre maggiore di appassionati, tra i quali Marianne Frank, Gino Fioravanti, Sergio Marani, Anna Elleboro e altri appassionati. Nel 1975 le iscrizioni furono diciassette.

Dagli anni ’80 il Bouledogue è tornato ad interessare i cinofili italiani, e alcuni appassionati hanno iniziato ad allevare con successo. Tra i primi, bisogna citare Francesco Pierazzi della Leggia, gli allevamenti di Isella, di Moreno Maltagliati, della Correzzana del dottor Guido Vandoni, che nel 1983 portò al Campionato italiano la bella Marinella di Isella, dei Bulls degli Orsi, di Giovanna e Luciano Orsi. E poi l’allevamento dell’Akiris del dottor Vincenzo Vomero, che ha prodotto alcuni Campioni Mondiali, e quello dei Boulegatti di Luigi Gatti, della Picadette, di Maurizio Zinnani, dei Silvanbull, di Flora Faller. Tra i più recenti allevatori, possiamo segnalare l’allevamento dell’Oldoinyo Lengai, del signor Valerio Vitali di Urgnano (BG) che, partendo nel 1992 da esemplari dell’allevamento della Picadette, dopo aver ufficializzato l’affisso nel 1998, ha posto, e pone, una cura particolare alla salute oltre che alla bellezza dei soggetti selezionati, che hanno raggiunto risultati internazionali. Inizialmente i numeri rimanevano però bassi, e nel 1983 si ebbero cinque iscrizioni ai Libri italiani, dieci nel 1984, e sette nel 1985.

In pochi anni le cose sono molto cambiate, e l’andamento delle iscrizioni ai Libri Genealogici Italiani nell’immediato apssato è stato il seguente: 187 nel 1997, 274 nel 1998, 209 nel 1999, 194 nel 2000, 232 nel 2001, 247 nel 2002 e ben 334 nel 2003.

E’ un eccellente risultato, che vede il Bouledogue Francese in crescita nel favore dei cinofili italiani: merito certamente della capacità dei nostri allevatori nel nostro paese a livelli eccezionali, tanto che in Italia sono nati anche anche dei campioni Mondiali. Senza dubbio oggi noi siamo tra le nazioni all’avanguardia per quanto riguarda la razza, e il Bouledogue Francese è presente alle manifestazioni cinofile più importanti.

Estratto dal libro Bulldog e Bouledogue Francese.
Il CBFI ringrazia l’autore Umberto Cuomo per aver concesso l’utilizzo di questo testo.